Sono iterconnesso?

In metro leggo un articolo che parla dell’esistenza di una figura professionale rara come gli Unicorni:il Data Scientist, una figura astratta, un misto tra un Nerd con gli occhialoni spessi, la camicia bianca a maniche corte, la penna nel taschino e un Artista contemporaneo capace di regalare bellezza a serie di numeri e grafici a torta (le Infografiche). Questo personaggio è capace di interpretare tutti i Dati che gli utenti, ogni giorno disseminano in lungo e in largo in rete.

^^^ In che senso, scusa?

Lo sappiamo tutti che siamo delle macchine produttrici di dati. Inconsapevoli o meno, ogni volta che accettiamo una connessione social, pubblichiamo una foto, condividiamo la posizione, commentiamo e condividiamo contenuti stiamo raccontando qualcosa di noi. Siamo coinvolti in un intreccio di informazioni molto vasto, un mondo fatto di numeri e lettere (io me lo immagino così) disposti a caso collegati da asterischi e cancelletti. Uno susseguirsi imbarazzante di informazioni che tutte assieme si chiamano: BIG DATA.

C’è un racconto di me parallelo a questo Blog ed evidentemente solo all’Unicorno è concesso di possedere la chiave di lettura. Immagino l’Omino dei BIG DATA sommerso da uno schermo gigante concentrato a spulciare ogni minimo dettaglio delle mia imperfezione cercando di prevedere la mia prossima mossa. Visto che ho lasciato traccia della lettura di questo articolo e, probabilmente l’omino ha notato che devo aver impiegato un tempo di lettura maggiore rispetto alla media non mi stupirei se aveva già preannunciato a tutta la comunità virtuale l’arrivo del mio post sull’argomento. Magari esiste un gruppo di Omini Unicorni che considera questo Big Data, una specie di gioco e scommette lo stipendio mensile su predizioni divise per argomento e fascia d’utenti;NOI, geratori di BIG Data, siamo solo un sistema che produce combinazioni a caso mosse dalle emozioni e stati d’animo, mossi a caso. A tal proposito ho letto che esistono dei software specicializzati che possono percepire le nostre emozioni e le condizioni psicofisiche dal TONO con cui scriviamo i post e i commenti sui forum ma anche like che manifestiamo su Facebook, da questi dati generano un algoritmo capace di inviare alle squadre di omini interessati il nostro indirizzo IP o email per farci arrivare o visualizzare sui socials la pubblicità specifica per le nostre esigenze.

Ma loro, gli Omini e tutta la Comunità dei dati come fanno a sapere di cosa abbiamo veramente bisogno?

Sono sicuro che proprio in questo istante il software che compie l’analisi del mio post sta partorendo un algoritmo che alla prossima connessione su Google mi farà visualizzare le cliniche psichiatriche nel raggio di pochi metri oppure il centro massaggi con Happy Ending proprio dietro l’angolo.

Vi dico subito che in Cina tutti i DATI sono contenuti in un’unica APP:wechat

Quaggiù nel regno di NOGoogle tutte le mie imperfezioni sono convogliate e custodite gelosamente in una sola squadra di Omini Unicorni dagli occhi a mandorla che notte e giorno vegliano sulle mie abitudini e agiscono sia per anticipare le mie necessità, sia per gestire questa enorme massa umana che altrimenti sarebbe in un caos improponibile viste le loro menti ad incudine e garantirmi la sicurezza, sopravvivenza, felicità!

A dirla tutta io, con wechat faccio tutto quello che, fuori dalla Cina riuscirei a fare solo se raggruppassi 20 App, non sto scherzando! Credetemi!

 

Spero che il mondo fuori dalla Cina sia così intelligente da decidere di non istallare e regalare i propri dati agli omini gialli e ritardare la conquista del mondo da parte di questo sistema meccanizzato.

Intanto mi soffermo un attimo su Santowechat, lui ti salva la vita perchè tutto ciò di cui hai bisogno e oltre, è racchiuso una piccola ed innocua App che puoi facilmente ospitare nel tuo telefonino come ad esempio:

Leggere le news, postare foto come su Facebook, aggiungere amici con gli stessi interessi, individuare ed eventualmente incontrare (o semplicemente solo chattare con) le persone attorno a te, flirtare, pagare il biglietto della metro o dell’autobus, fare una videochiamata, mandare un messaggio vocale, raggiungere una località sconosciuta inserendo l’indirizzo, essere aggiornati sull’andamento del traffico, sapere quali centri commerciali evitare per troppo affollamento, pagare al supermercato, trovare l’anima gemella, inviare file di grosse dimensioni, inviare DENARO a qualcuno, prenotare un taxi o una macchina privata, pagare l’affitto dell’appartamenteo, usare una bici o una macchina pubblica, controllare tutti i dispositivi elettronici in casa, prenotare al ristorante, ordinare il cibo a domicilio, ascoltare le musica preferita e tanto altro ancora che non sto qui ad elencare. Immaginate. Solo immaginate tutto quello di cui avete bisogno e oltre…

Quando avevo pensato di Evaporare in qualche modo la mia mente aveva anticipato la mia sensazione di disagio di fronte all’evidenza che per il mio bene o per il mio male in Cina i miei DATI sono custoditi gelosamente dal Governo e che fuori di qui sono nelle mani di DIOGoogle.

Vi confesso che, da un’analisi più approfondita della mia attuale condizione di mezzo tra Cina e mondo fuori vi posso semplicemente dire che io sono messo peggio di tutti poichè grazie all’utilizzo di VPN che mi garantisce l’accesso a tutto il mondo virtuale fuori dai confini gialli, i miei dati sono contemporaneamente detenuti da entrambi i sistemi.

Sono spacciato! Ahahahah

Guardo il lato positivo della cosa:posso decidere di smettere quando voglio, nel momento in cui decido di prendere la posizione opposta basta spegnere tutto o meglio non accendere nulla la mattina appena sveglio. Basta scollegarsi da ogni dispositivo, è semplice!

Avrò il coraggio di rimanere disconnesso, avrò il coraggio di Evaporare? Non lo so, ma sono saturo e sono consapevole che qualcuno mi sta accorciando sempre più la visione critica della realtà perchè ogni giorno mi fa vedere SOLO quello che mi fa piacere vedere come piccola riconoscenza per aver partecipato ad incrementare il volume del BiG DATA, una sorta di ringraziamento, un contentino. Per farmi piacere, per compiacermi, non lo so ma per tutto questo io vedo solo ciò che mi piace, sempre più lobotizzato, sempre più macchina, sempre più generico, più prevedibile poichè un abitudine viene generata da una convinzione.

Sono convito che tutto questo è malsano, mi abituerò a non perdere l’allenamento del mio cervello per garantirmi l’autonomia di pensiero.

Una piccola curiosità visto che stiamo parlando di questo argomento…

Linkedin Map

questa, signori è la mia mappa connessioni su Linkedin. Fino qua niente di sorprendente, giusto?

Linkedin Map2

Mi fa piacere scoprire che Linkedin ha tradotto in espressione numerica le infinite opportunità professionali generate proprio dalla mia rete di conoscenze.

Dopo questa pausa di riflessione un po cinica, un po paranoica… posso iniziare la mia giornata lavorativa.

 

Il cielo di Shenzhen

Non c’è niente di “naturale” in questa foto, lo so. Eppure mi immobilizza, evoca una condizione di pace. Sono un architetto sensibile ai “palazzi”, al riflesso delle nuvole sui vetri ed a certi ricami fatti con il cemento armato, scusate la mia perversione. Ho scattano questa foto per non smettere di guardarla in qualunque momento. La metto qui al sicuro da tutto e quando ne avrò voglia saprò dove trovarla.

Oggi Evaporo

Sarebbe bello svegliarsi la mattina e decidere: “oggi evaporo”! Johatsu, o gli “Evaporati” in Giapponese sono coloro che decidono di cancellare la propria identità per cercare di ripartire daccapo. Un pò come svegliarsi la mattina e decidere di formattare il PC.

In Giappone chi decide di “Evaporare” lo fa per contenere la delusione di un matrimonio fallito, un licenziamento inaspettato o per non saper accettare la vergogna di un debito. Ho letto un libro: “The Vanished”: The “Evaporated People” del Giappone raccontato attraverso le storie e la fotografia di Lena Mauger e Stéphane Remael.

Oggi sembrerebbe il giorno perfetto per la mia cancellazione. Sarebbe fighissimo da subito far perdere le tracce e sparire nel nulla.

Mi alzo dalla scrivania, lascio il PC acceso per dare continuità alla mia vita precedente, lascio il telefonino al carica batteria, lascio le chiavi di casa, lascio i soldi, esco dalla porta, non saluto, scendo giù per le scale per allungare il tempo in caso di pentimento, infine accompagnato solo da me stesso esco dall’ingresso principale al piano terra.

Cammino a caso, all’inizio non sorrido e mi sento il peso delle abitudini appiccicate alla mia identità tutte sospese come a guardare se davvero ho la dose di coraggio necessaria per arrivare anche solo fino in fondo all’isolato.

Guardo attorno: dei bimbi seduti sul marciapiede a giocare con un gatto, sto con loro, accarezzo il gatto; non mi ricordavo come fosse bello, morbido il pelo di un micio, piacevole al tatto il mantello di una creatura così misteriosa. Soffice, anche la bestiola sembra gradire la cosa, aspetto di essere sazio e di gustare questo momento fino in fondo. I ragazzini iniziano parlare tra loro, distinguo solo alcune parole mentre scattano foto assieme una dietro l’altra, rimaniamo lì a cercare la combinazione migliore per un tempo indefinito. Indossano l’odiosissima tuta bianca e celeste omologata per quell’età in tutta la Cina a mò di marchio a fuoco che va ad identificare inevitabilmente i ragazzini che frequentano le scuole medie.

Resto solo con il gatto e il marciapiede. Tutto il film scorre per noi.

La farmacista sorride maliziosa al parcheggiatore dell’Hotel di fronte, lui le fa un cenno con la mano si gira e ritorna sui suoi passi. La signora che cha il botteghino all’angolo della strada, dalla quale molte volte mi fermo a comprare le sigarette, insegna a sua figlia come colorare il quadrato senza fuoriuscire dai bordi ripiegata sul quaderno seduta per terra. Una nonnina spinge il passeggino con all’interno quello che protrebbe essere suo nipote, lasciato in custodia in coccasione della giornata di lavoro. Lasciare il figlio tutto il giorno in mano ai nonni potrebbe costare una vita di sacrifici, capricci e rimbalzi di sensi colpa.

Cammino a caso, inizia a piovere.

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Sento il respiro dell’aria leggendariamente malsana sulla faccia, la città accarezzarmi i capelli, il calore del sole della mattina evaporare dall’asfalto ad ogni goccia che impatta, l’odore tutto assieme è inebriante! È come se lo riscoprissi dopo un lungo tempo eppure tutto questo mi accompagna al lavoro tutte le mattine da molti giorni …  Troppo preso dai pensieri inutili anche da appena sveglio oppure concentrato solo sulla banalità del mio telefono.

La signora che vende lo zucchero mi passa vicino ed incide un suono ritmato battendo il martello con la spatola usati per staccare i pezzi dall’intero blocco, sorride e si avvicina per convincermi a comprarne un pezzo. Realizzo che non ho un centesimo e se volessi dell’acqua adesso non saprei come fare. Morire di sete e tra poco anche di fame: fa parte del gioco: “Evaporare” probabilmente la vita di un evaporato in questa città finisce dopo poche ore.

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Mi riparo sotto un balcone, la porta è aperta, quattro anziani giocano a carte e sorridono vivacemente, parlano in dialetto. Mi invitano ad entrare con un cenno, indicano lo sgabello nell’angolo. Mi siedo consapevole di non poter andare tanto lontano sotto questo acquazzone senza ombrello, accetto la loro ospitalità. Li osservo con un sorriso appeso alla mia spensieratezza da quell’angolo di vita ritagliato dalla follia cittadina. Continuano a giocare quasi incuranti della mia presenza eppure scommetto su commenti in dialetto per la mia faccia da straniero bianco, pallido e con gli occhi giganti come io commento nella mia testa.

Cosa posso dire? La stanza è sommersa da mille cose, non c’è spazio: tutto è incasellato secondo un ordine casuale all’interno del quale solo la “mente maestra” può trovare ciò che cerca. Scatto una fotografia mentale non potendo scattare quella che avrei voluto con il mio telefonino. Non posso nemmeno identificare la location e taggare. Mi sforzo di memorizzare tutto. Un barattolo di latte in polvere, non so se vuoto, pieno, servito per il probabile nipote o raccolto per strada, non lo saprò mai. Il barattolo sta su una pila di giornali spessa cinquanta centimetri. Sono tutti piegati all’unisono e rispettano i bordi talmente bene da restare chissà da quanto tempo in posa per quello scatto. Sotto un vecchio monitor per il computer, questo sicuramente è stato trovato per strada altrimenti ditemi cosa può farsene un nonnino di un monitor senza la tastiera ed il mouse! il PC giace su un tavolo di legno scuro con intarsi cinesi negli angoli. Sotto un mobiletto come quelli che usiamo per riporre la frutta solo che all’interno ci sono dei barattoli di te’ e tutta l’attrezzatura necessaria per prepararlo inclusa l’acqua! il mobiletto a sua volta è appoggiato su uno scatolo di metallo che chissà quale anno fa, conteneva le moon cakes. Accanto al mobiletto, sempre sotto al tavolo, un termosifone elettrico con al di sopra ben riposti dei panni dei vestiti o degli strofinacci. Giro lo sguardo e la testa per la quantità di oggetti diversi e presenti.

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Fuori ha smesso di piovere, saluto con un cenno, abbandono il regno del caos. Cammino a caso non so in quele angolo di città sono perso. Attraverso la strada al semaforo rosso, l’ho visto fare tante volte. Non so quale option scegliere nell’indecisione mi soffermo a riflettere su quanto rumore c’è attorno a me in contrapposizione con la mia calma interiore, il mio silenzio spegne il fuoco di immagini che si affannano una all’altra.

Cammino e non so a cosa pensare. Cammino in silenzio e mi basta.

Non penso, non osservo, sono assente come sospeso su una linea immaginaria. Entro in un vicolo stretto con le finestre che si sfiorano da parte a parte cinquanta metri in apnea concentrato a camminare il più velocemente possibile chiedendo a me stesso di come mi è venuto in mente un’idea del genere. Riesco ad arrivare dall’altra parte del tunnel senza nessuna complicazione a parte il panico. Sbuco nel cortile interno dell’edificio che ospita la Company.

Sembro un bambino scappato di casa che al massimo fa il giro del palazzo!

Decido di rimandare la mia evaporazione in un luogo con una percentuale di sopravvivenza superiore rispetto a questa metropoli.

Sono riuscito ad evaporare solo per poche ore …

nessuno si è curato della mia assenza.

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le foto le ho prese in prestito da qua: LINK

Oggetti strani in Cina durante la stagione delle pioggie…

A Shenzhen piove. Piove da giorni. L’estate, la #stagionedellepioggie la stagione calda e umida.

Tutto è iniziato con un semplice #tifone arrivato da Hong Kong in tempo per lo scorso fine settimana. In via del tutto precauzionale tutti i dipendenti sono stati invitati a lasciare il posto di lavoro prima delle quattro di pomeriggio, la stessa procedura è stata attivata per tutte le scuole.

Da noi niente, la notizia dell’arrivo del tifone è passata quasi inosservata. In tempi diversi ho davvero preso sul serio una notizia del genere fino a correre al supermercato, saccheggiarlo e rifugiarmi barricato in casa, senza parlare della protezione alle finestre e trincee improvvisate anti allagamento. Mi rinchiudevo a casa aspettando l’arrivo della catastrofe naturale travestita da tifone battezzata ad arte con nomi generati dai più stravaganti archivi mitologici. Aspettavo per ore appollaiato davanti la finestra e cento sigarette il momento dell’evento ma solo pioggia e vento forte da non riuscire a riconoscere il vero “passaggio” ufficiale del tifone.

Mi chiedevo: adesso è una normale pioggia, poi un normale temporale, poi tuoni e lampi ravvicinati… e.. il tifone? Come faccio a riconoscere il tifone? Non ci sono mai riuscito perché non ho mai assistito a un vero sradicare di alberi, a un autobus con l’acqua fino al collo e via dicendo… insomma non un normale temporale ma qualcosa di più spettacolare come nei film.

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Quindi ignoro l’allarme rientro e continuo a lavorare.

Ritorno a casa in accompagnato da una pioggia torrenziale, in Italia sarebbe tutto allagato. Noto come complesse siano le attrezzature cinesi anti-pioggia, in metro non facevo altro che fissare maniacalmente un paio di scarpe con il tacco rivestite da un sapiente impermeabile! Ero cosi incuriosito da rinunciare al mio posto seduto e andare a posizionarmi accanto alla tipa per verificarne il meccanismo.

copriscarpe impermeabile per scarpe con il tacco
Copriscarpe per scarpe con il tacco

Ecco, sono copri scarpe per scarpe con il tacco, impermeabili! Una genialità cinese per non lasciarsi inibire nemmeno dal tifone più insistente! GENIALI!

Normalmente le altre ragazze utilizzano sistemi più caserecci tipo:

Dettagli prodotto Dettagli prodottoDettagli prodotto

… sono delle scelte orribili dal mio punto di vista, scusate ma non trovo nulla di attraente in una collezione del genere! Piuttosto punterei la mia enfasi sull’ impermeabile per la scarpa con il tacco, non passa di certo inosservato! Se avessi una fidanzata penserei a un regalo originale per il prossimo Natale.

Preferisco di gran lunga gli stivali da pioggia che usano le italiane, sono meno delicati ma hanno tutto un altro effetto se ci aggiungiamo un filo di eleganza genetica (cosa che le cinesi non possono permettersi!)

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Stivali così non se ne vedono da queste parti! Piuttosto si limitano a quelle oscenità!

La gente senza gusto estetico, la gente pratica e quella che proprio non si cura di apparire, quella che come me si sveglia la mattina e non osa pettinare i capelli, esce in pigiama o mutande… quella gente utilizza questo sistema economico e pratico ad alto impatto ambientale alla portata di tutti al sud della “Terra di Mezzo”:

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Buste copri scarpe

Questo sistema che richiede l’utilizzo di un semplice sacchetto di plastica con elastico trova un largo impiego nella vita di tutti i giorni, non solo durante la stagione delle pioggie, ad esempio: ti passa a trovare l’omino del gas? Arriverà sicuramente dotato di copri scarpe blu. Ti si guasta lo scaldino per l’acqua? L’idraulico suonerà alla porta con già indosso le fantastiche buste blu anti-tutto. Anti-sudicio, anti-fango, anti pioggia, anti…

No, non sono antiscivolo, questo ve lo posso assicurare! Una volta ho dovuto indossare questa roba quando cercavo casa per poter entrare e prendere visione dell’intero appartamento. Dovevo stare molto attento a non scivolare, i miei passi erano tutt’altro che disinvolti.

L’alternativa alle buste e la più usata è: la famosa pantofola in plastica. I cinesi non sanno farne a meno, ne vanno pazzi e non si fanno problemi ad abbinarla anche a un completo elegante prima di andare in ufficio. La pantofola di plastica va bene da indossare sotto la scrivania durante l’orario di lavoro oppure molta gente la utilizza anche in palestra durante l’allenamento o per la seduta di spinning! (allucinante!)

Inutile dire che tutto questo è  uno scempio e che sarebbe meglio dichiarare guerra a questo oggetto osceno!

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Queste piuttosto: sono troppo sexy ma… non posso chiamarle anti pioggia!

 

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stivali trasparenti in PVC

 

Se parliamo di pioggia mi sembra dovere citare tutte le altre “cineserie” in sintonia con il tema trattato…

  1. il semplice impermeabile per cani
impermeabile per cane
Impermeabile trasparente per cane
  1. l’ombrello ma fa anche da guinzaglio per i nostri amici a quattro zampe!
ombrello per cane
imbrello-guinzaglio per cane
  1. Il cappello – ombrello per i più impegnati!
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l’ombrello da testa

 e ancora….

  1. L’ombrello anti vento (sembra funzionare!)
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ombrello anti vento
  1. L’ombrello per la bicicletta!

 

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ombrello per bicicletta

 

  1. L’odiosissima moto con l’ombrello che non conosce i controsensi e si fa padrona dei marciapiedi ed aiuole! Nutro un odio profondo per i possessori di questo aggeggio perche’ non hanno il minimo senso civico e sono degli spericolati!

 

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motorino con combrello

Ah, dimenticavo c’e anche la coperta impermeabile per due passeggeri!

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L’ombrello per l’auto? Questa è un’altra storia infatti questo particolare aggeggio serve per riparare l’auto dai raggi solari piuttosto che dalla pioggia! La prima volta che l’ho visto si parlava di una MBW parcheggiata davanti ad un hotel di lusso con questo ombrello a proteggerla dai raggi solari come se fosse una donna cinese imbarazzata dall’idea di abbronzarsi! Se avessi una macchina comprerei immediatamente un aggeggio del genere solo per attirare la curiosità dei passanti in Italia o in qualunque altra parte del mondo. Vuoi mettere… D’estate, al mare … Parcheggiare l’automobile sotto al sole e invece del classico parasole riflettente da cruscotto, sfoggiare un oggetto del genere! Alta tecnologia!

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ombrello per automobile

DIMENTICAVO!

  1. Le scarpe per il nostro amico a quattro zampe! Posto questa foto solo perché è veramente ridicolo il fotomontaggio delle scarpe sul cane in corsa! Opera di creatività cinese 100%. Solo loro!

 

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scarpette per cani

 

Credi di avere elencato solo i più comuni sistemi anti-pioggia presenti qua a Shenzhen e gettonatissimi dalla popolazione cinese. So che può sembrare bizzarro l’utilizzo di alcuni, perdonateli, non è colpa loro!

Sorseggio il mio caffè annacquato come questa giornata estiva, grigia e infreddolita al sud della Cina.

 

Paura di volare?

Parliamo del mio collega, l'”ITguy”, lo smanettone del server: un cinese minuto con un la camicia sempre a quadri, gli occhiali sospesi sulle guancie piuttosto che al naso, un po’ bizzarro dall’aria stranamente simpatica con un “basic level” di inglese anche se ne so più io di cinese se vogliamo essere precisi.

Ogni tanto, quasi sempre poco prima delle 11,30, quando sente la fame e non riuscendo a contare i minuti si alza e viene alla mia scrivania inventando la scusa di andare a fumare una sigaretta, cerca di mettere in pratica il suo inglese sorridendo imbarazzato, me lo immagino a studiare con un’app durante il tragitto di ritorno a casa tutti i giorni e parlare da solo ripetere venti volte la stessa frase nel silenzio delle sue cuffie.

Oggi una scusa in più per chiamarmi in disparte: raccontarmi del suo business trip a Shanghai. Introduce il racconto agitando tutto il corpo confidando la sua paura di volare. Poco sorpreso gli confesso che anche io non sono proprio sempre felice di volare, che se posso evito ma se devo… mi affido alla religione ed incomincio a recitare le preghiere accantonate da mesi utili solo in caso di viaggio in aereo, che Dio mi perdoni se riesco a trovare la mia fede solo in quel momento. Sarà poi colpa del mio approccio scientifico alla vita o del poco tempo a disposizione per il #misticismo o sarà che la Cina mi ha reso un po’ troppo cinico. Ritento nella prossima, saro piu fortunato

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L’ ITguy, mi guarda si sollettica il corpo, mi si avvicina all’orecchio confessando il suo primo volo in aereo e … la sua paura! La cosa che l’ha particolarmente scosso è stata l’insensibilità del boss a lasciarlo sedere lontano da se. L’immagine del boss che lo tiene per mano a consolare la sua paura 34enne mi fa scoppiare una risata isterica.

Lui non curandosi della mia reazione, continua insistendo che tutto solo ha creduto di morire davvero mentre l’aereo surfava tra le nuvole agitate e che è rimasto da solo anche durante il viaggio di ritorno, proprio inaccettabile!

Lo ascolto ed intanto penso: posso capire un italiano, magari abituato a vivere in città italiane senza aeroporto, con nessuna esigenza particolare per volare a 34 anni ancora di fronte al suo primo emozionante volo ma… un cinese… un cinese è quasi incredibile poichè la cina, vista la grandezza, considera da sempre l’aereo come mezzo di spostamento #comune.

Non riesco a trattenere la mia ironia gli racconto che tra la Cina e l’Italia ci sono piu’ di 12 ore di volo, che gli aerei sono cosi grossi da fare spavento alla gente a terra, che esiste un aereo a 2 piani che credevo impossibile decollasse e… per decollare fa un rumore assurdo.

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Aggiungevo che avevo sentito parlare dell’esistenza di aerei a 4 piani minimizzando all’inverosimile la sua paura di volare con un aereo giocattolo che sa percorrere solo 2 ore e mezza di volo… Lui mi guarda sorpreso ed allo stesso tempo spaventato dall’immagine di un aereo a 4 piani! Sgrana gli occhi, quasi si mette a piangere. Avra gli incubi tra qualche ora quando scendera la notte e sara solo nel suo piccolo lettino cinese. Arrivera il mostro volante a 4 piani…

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Confesso… anche io, prima di partire per un lungo viaggio, faccio sempre assalire la mia mente da pensieri strani tipo:

  •  siamo sicuri che una cosa cosi grossa riesca veramente a volare?

oppure…

  • siamo sicuri che abbiano caricato il carburante necessario per tutto il viaggio?

o ancora

  • come fara a superare le basse temperature?
  • come fanno ad essere certi che tutto si comportera come da protocollo?

e via dicendo… tante frasi e preoccupazioni di questo calibro!

Una volta in volo non smetto di essere agitato e penso sempre al peggio. Ho letto una serie di libri per cercare di vincere questa paura stupida ma questa tecnica non ha funzionato anzi, ha aggiunto domande scientifiche! In particolare c’e un libro molto interessante che spiega tutti i rumori, anche i piu infinetisimali, dal momento del decollo all’atterraggio e spiega secondo quali leggi fisiche l’aereo riesce a stare in cielo e volare… ma anche se ho riletto il libro 3 volte e conosco a memoria le seguenza ed il significato dei rumori… nulla e’ cambiato.

Dettagli prodotto

LINK: Chiedilo al pilota. Tutto quello che avete sempre voluto sapere sui voli aerei, Patrick Smith

Certo non fa divertire nessun prendersi gioco di un povero collega cinese in preda alla paura di volare… Dovrei imparare ad essere piu buono con loro, in fondo sono brave persone e potrei iniziare a voler bene.

Peccato che spesso mi dimentico non essere in un video game e continuo a sterminarli nella mia mente.

Buongiorno Architettura

Sono un Architetto ma non parlo mai di Architettura, la gente che legge mi scrive così.

Inizia questo venerdì mattina flaccido ed assonnato di me seduto davanti al monitor a far finta di disegnare mentre i miei colleghi non si sono ancora presentati. Per un attimo avete sospettato fossi il classico Italiano superstar che snobba il lavoro e schiavizza il team di poveri ed indifesi cinesi, vero?

Dovrebbero presentarsi con me alle 9,00, invece sono già le 9,40 e sono ancora solo in penombra perché non so accendere tutto il set delle luci, mi devo accontentare di quelle di emergenza e rimango concentrato su me stesso come in fase meditativa, scrivo.

La porta fa uno scatto, si apre, appare una creatura dall’aria stanca e dal passo strisciante con addosso il mantello dell’invisibilità per passare a sedersi al banco sperando di riuscire a farla franca. Silenziosa ed accurata scarta il fagotto che ha comprato da un qualunque baracchino qua sotto lungo la traiettoria che separa casa sua dall’ufficio. Una box in puro polistirolo fasciato da bustina trasparente né biodegradabile, né riciclabile che si utilizzavano da noi nemmeno negli anni ’80 prima della nascita dei temi trend concernenti il buco dell’ozono, l’inquinamento dei mari e dei laghi a tanta altra roba.

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colazione cinese

Il silenzio viene interrotto dal risucchio continuo e disinvolto come se l’insonorizzazione fosse parte integrata del mantello. Mi stupisco di come una cosi minuta creatura invisibile possa riuscire a produrre un inquinamento acustico del genere.

Passano 30 minuti, si gira, si volta, prepara il te’, controlla wechat, va in bagno e finalmente accende il PC alle ore 10,20. Ragazzi nemmeno i dipendenti comunali nei peggiori uffici nei comuni delle città fantasma! Non voglio fare nomi pero’ dai… mi vergogno per lei. Certo degli altri nemmeno l’ombra: probabilmente hanno lavorato fino a tardi ieri sera assieme al Grande Puffo, soprannome che ho personalmente scelto per il Senior Designer Cinese, sempre addormentato ed accuratamente nascosto dietro al suo monitor in fondo alla stanza.

Cosa devo raccontarvi quando la giornata inizia così: motivazione ZERO? Vi posso raccontare la barzelletta degli architetti realizzati e felici in Cina? persino le ARCHIstar sono elementi demotivati una volta approdati in Cina, a chi volete credere alle leggende o alla vita quotidiana di uno di loro? Scelta libera.

Lei accende il PC, io apro il file del progetto. Stampo, revisione in sala meeting.

Un plico di fogli A3 giace indifeso al centro del tavolo accanto alla tazza piena di #latte del boss che intanto parla al telefono. Io leggo le news, l’altra compra un reggiseno su taobao.

Venti minuti di attesa e grande inizio.

Presento il concept, mostro le immagini di riferimento (altrimenti non capiscono), il 3D e tutti i render in progress. Il boss elabora annoiato una decina di commenti: questo no, questo si, questo troppo western, questo i cinesi non lo capiscono bla bla… riduce 20 pagine di presentazione a 3 immagini utili, si 3! Dei miei disegni, invece, supertite solo il blocco ascensori. Fine della storia.

Torno al banco come se nulla fosse successo e mi rimetto al lavoro e ricopiare lo schizzo ricalcato dal boss. In altri tempi (2 anni fa!) sarei sceso a fare 5 volte il giro del palazzo e fumare un pacco di sigarette, adesso no! Nulla mi disturba. Sono come la fata turchina delle favole: realizzo i desideri architettonici del mio boss facendoli passare per la mia faccia da straniero che fa piu figo. Come un filtro di ultima generazione che purifica l’acqua rendendola attiva e benefica. La cosa ecclatante è che mi pagano per fare questo, mi pagano si e mi pagano anche tanto!

Luisa-Lenzerini-La-Fata-Turchina

Chiamatemi VENDUTO! Si, venduto! sono venduto ai cinesi, i peggiori del mondo perché  da mentecatti che sono non henno idea del reale valore del prodotto in termini intellettuali ma sanno misurare il valore da quanto “guadagno” esso apporta alle loro tasche. Io di marketing non capisco nulla eppure non serve la laurea per percepire che l’architetto in Cina è come una figura professionale (pepassatemi il termine) in ostaggio: la usano per la sua faccia più che per le abilità! 

Adesso le storie d’ufficio ce le raccontiamo tra di noi #architetti in Cina il week end oppure durante la pausa pranzo, non pensate all’originalità della mia sfiga: non sono un caso unico. Anzi!

Ho letto sul giornale di Architetti che ritrovano la realizzazione professionale nel “Paese di Mezzo”, che in questa terra aliena sono riusciti a trovare spazio e potere espressivo, hanno realizzato cose bellissime e tutti vissero felici e contenti. Ma quando?

Impossibile! Sono tutte frottole! Fidatevi!

Quaggiù, in mezzo ai cinesi, si fa fatica ad arrivare coi nervi saldi fino a sera, si aspetta con impazienza il venerdì pomeriggio e si gioca a fare gli architetti. Non parlo di architettura perchè nemmeno leggo piu’ di architettura perchè a me, sinceramente, dell’architettura non mi fido piu: è un’illusione creata dai ricchi per differenziarsi dagli altri ricchi; gli stessi ricchi che adesso fanno storie a riconoscere la parcella all’architetto di turno.

Per quattro disegnini ti fai pagare cosi tanto? Non ti vergogni, Architetto?

finisce così il mio tema sull’architettura e gli architetti italiani in Cina, se avete bisogno di conoscere i dettagli contattatemi pure, per il resto… saluti e baci.

 

 

   101 Things I Learned in Architecture School, Matthew Frederick
   Architecture: the whole story, Denna Jones 
  Design: the whole story, Elizabeth Wilhide
Architecture, Mentalities and Meaning di [Malone, Patrick]  Architecture, Mentalities and Meaning, Patrick Malone

 

DOPOLAVORO: le mie paure in palestra

D’estate i vestiti si comportano come la tua seconda pelle e non si lasciano mai andare.

Nei rari casi di NON overtime ho decido che passero’ le mia serate in palestra piuttosto che all’aria aperta e a fare il randagio tra i bar alla ricerca di discorsi interessanti e donne intelligenti.

Inizio oggi, mio unico giorno di libera uscita dopo weekend piegati davanti al PC e ciotole di riso inzuppate in contorni di verdura fritta e rifritta in strati di olio.

Osservo.

E’ pieno di cinesi, ovvio. Si girano tutti verso di me; mi infilo nella sala spinning per scacciare i loro sguardi come mosche.

Esattamente davanti a me una con il completino da tennis bianco come per testarlo anche per lo spinning; alta, magra con gli occhiali neri. Scoordinata nei movimenti da sembrare un elefante in carriera, evito di passarle su con gli occhi perche’ non riesco a trattenere le smorfie sul volto e potrebbe scoprire che sto pensanso di ridere.

Pedala ed il gonnellino si agita in mille pieghe e sono proprio quelle pieghe svolazzanti che attirano seducenti la coda dell’occhio. Mi impongo di stare fermo a fissare la panca per gli addominali ma niente, la mia implacabile curiosita mi spinge a tornare su quelle pieghe ritmate nell’aria.

Niente di sexy in quella donna, anzi! E’ solo il movimento ritmico ad ipnotizzare il mio sguardo, e’ in questi casi che comprendo i limiti del mio cervello maschile. Come si fa ad essere sedotti dalle pieghe del gonnellino da tennis? Dovro’ cercare un libro che spiega questa teoria oscura. Di solito sono le donne a sedurmi, con lo sguardo, il movimento, la bocca, le parole, i capelli ecc… non un gonnellino bianco!

La stanza si riempie di gente.

Ha ufficialmente inizio la mia prima lezione di spinning in cinese in una stanza colma di cinesi.

Si parte con i movimenti di stretching introduttivi ed ecco che parte un brano da sabato sera al Pepper e LORO tutti dritti, come rispondere ad un richiamo, in piedi su quei pedali a piegarsi con le braccia sul manubrio pedalando veloci  …

Io? Resisto esattamente 5 minuti! Cado stremato sul sellino in preda al panico e al sudore. Mi guardo attorno e cerco di capire quale strano spirito maligno si e’ impadronito di tutti quei cinesi sincronizzati al secondo.

Finisce il brano, intanto LORO riprendono fiato, mi preparo al prossimo pezzo, magari sono stato colto da ansia da prestazione.

Ripartiamo!

Tunz tunz tunz… Un altro pezzo cinese improponibile anche questa volta, tutti dritti sui pedali come spinti da una carica a molla vanno avanti con piegamenti questa volta a ritmo un po’ piu’ sopportabile… anche qui resisto pochi secondi ma perche’ inizio a ridere a crepapelle!!!

Il pezzo e’ di Gigi D’Agostino!! Stento a crederci e mentre tutti sono intenti a sincronizzare i movimenti delle braccia, io mi accascio sul sellino per il troppo ridere, bevo tutta l’acqua della bottiglietta e scivolo via dalla stanza con le lacrime agli occhi.

Umiliato da questo primo tentativo mi guardo intorno cercando conforto in un cinese ciccione sul tapis roulant, niente contro al cinese ciccione, direi piuttosto qualcosa contro al completo selezionato da quest’ultimo per andare in palestra: giallo limone aderente un must!

C**** se sei cinese e sei ciccione non puoi permetterti un completino sportivo di quel tipo, un po di buonsenso… rido anche qua e mi sforzo di guardare altrove: questa palestra sembra una barzelletta! Non si riesce a stare seri nemmeno un attimo!

Cerco un angolo indisturbato per decidere cosa fare di questo mio primo giorno in palestra.

In fondo una stanza tanti teli colorati pendenti dal soffitto e delle forme umane appese. Interessante…

Mi avvicino ad osservare come il lupo la nonna quello strano sport.

Risultati immagini per lupo e nonna di cappuccetto

Sono tutte donne snelle e toniche avvolte nel telo a disegnare figure in aria, una volta una farfalla, un’altra un aeroplano, un fiore… resto incantato per la semplicita’ dei movimenti e per l’eleganza e la naturalezza con cui quest’ultimi vengono eseguiti.

L’istruttrice una ragazza minuta ma con la grinta sufficiente ad incoraggiare il gruppo a seguirla in questa danza acrobatica.

Risultati immagini per fly yoga

Rimango a guardare a lungo, finalmente vengo sedotto da qualcosa che va al di la’ di un semplice e banalissimo gonnellino ondeggiante.

Adesso abbiamo danzatrici volanti! Che CLASSE!

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Si avvicina uno addetto alla sicurezza… forse sto guardando con troppa insistenza, mi nascondo in un falso sorriso di innocenza, mi spiega che la disciplina si chiama #FlyYoga, dedicato alle donne (da quello che vedo) e serve per aiutare il corpo a recuperare la flessibilita’ e la tonicita’ perdute.

Non so se piace davvero alle donne, ma io lo trovo molto interessante non solo per i disegni armoniosi scolpiti dai corpi a mezz’aria ma anche per la concentrazione e la lentezza con cui questi movimenti vengono impressi.

Sicuramente avvolto in quel telo tenderei ad assomigliare ad un insaccato ma mi piace fantasticare sull’idea di poter provare a diventare una farfalla … un giorno. Che pensiero ridicolo, scoppio a ridere all’immagine di me di una farfalla.

Meglio ritirarmi nello spogliatoio per la doccia.

Entro… Si girano tutti nella mia direzione. Ecco il momento piu’ difficile! Io solo nello spogliatoio con tutti quei cinesi dalla faccia poco “testosteronica”, abbasso lo sguardo ma sento che mi stanno inseguendo con la fantasia fin sotto la doccia!

Che delirio, sembra la puntata: “Fantozzi va in palestra”! Aspetto la prossima lezione di FLY YOGA!

LIBRO: Arial Yoga

Attrezzatura necessaria: Amaca

La lunga estate

Ieri un’anteprima di quella che sara’ la mia estate oltre i 30 gradi.

Ho aperto gli occhi all’alba mentre provavo a girarmi sull’altro lato tirando via le lenzuola ed il coprimaterasso assieme. Ero diventato un tutt’uno con il letto ed il caldo era insopportabile.

Ho acceso l’aria condizionata fino a quando non ho visto danzare i pinguini, cosi sono riuscito a dormire fino ad un orario accettabile.

Scendo in mutande ed infradito della doccia per comprare le sigarette, incontro due cinesine in ascensore sembravano volermi saltare addosso anche se da appena sveglio non penso di essere poi cosi’ attraente, aggiungo che in Italia nessuna donna mi avrebbe degnato di uno sguardo conciato cosi in mutande in ascensore. I miracoli della Cina dove ogni uomo si sente una star solo perche’,in termini di centimetri, e’ la differenza, altrimenti come me lo spiegate il successo dei nonnini con le cinesine vestite da fata turchina?

Va beh.. finito di fare la radiografia in ascensore, mi inseguono fino al corridoio che divide il palazzo dal 7Eleven fingendo interesse verso una lattina coca light bisbigliando nascondendo lo sguardo dietro la mano che copre un sorriso ad intermittenza di una stupidita’ disarmante. In questo preciso momento, in bilico tra il risveglio e la collera, resto in meditazione con me stesso e prometto di non farmene mai una! Devono essere sicuramente infantili e ridicole anche a letto …

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Apro la porta, l’impatto del mio corpo con quell’enorme muro di caldo mi spezza il fiato come in un’agonia in salita. Una barriera di vapore caldo prima ti schiaffeggia la pelle e poi penetra sotto forma di aria nei polmoni e scende fin giu’ incendiando tutti gli organi lungo il passaggio.

Rivolgo gli occhi al cielo interrogando il motivo di tale punizione.

Indico le sigarette, pago mi giro di scatto, le due stavano fotografando il mio posteriore, abbaio rabbioso e mi infilo nel corridoio.

Rientro a casa assieme ai miei pinguini, piacevolissima con le tende che chiudono il sole fuori ed il condizionatore unica compagnia.

Su wechat si parla di andare in piscina o a mangiare al giapponese o caffe’ da qualche parte… mi dichiaro completamente OFF decido di passare la giornata a pancia in su e leggere a caso. Ascolto musica, guardo un po’ di TV, mi aggiorno sul calcio, dormo.

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Riprendo sembianze umane solo dopo le sei e riesco a cucinare qualcosa da mangiare, infine chiamare a mia madre, in preda al panico le dico:

“Penso che questa sara’ la mia ultima estate… in caso…”

e lei: “… anche l’anno scorso hai affermato la stessa cosa, poi sei riuscito a trovare un modo per sopravvivere..”

Non avevo memoria riguardo quell’ esperienza… eppure come poteva essere una bugia?

Cerco di ricordarmi la tecnica di resistenza messa a punto per garantirmi la sopravvivenza dello scorso anno.

Granite di Mango ad ogni ora, litri di acqua, camicia di ricambio, bagnoschiuma e deodorante sempre in borsa, riduzione minima della vita all’aperto, preferire i luoghi direttamente collegati alla metro e/o ai centri commerciali…

… piu’ o meno era andata cosi..

Mi concedo la terza sigaretta della giornata dopo la cena e termina la mia domenica rinchiusa in casa in mutande e condizionatore.

Non parlatemi di spiaggia e piscina perche’ sembra impossibile riuscire a tollerare il sole in picchiata.

La piscina in Cina?

Quella condominiale e’ pure follia!! Sarebbe la piazza estiva, luogo di piacere e rilassamento dove i cinesi si sentono liberi di esprimere se stessi in tutte le piu’ assurde sfaccettature…. sputano, scoreggiano e fanno pipi senza il minimo pudore. Poi tutti quei bambini…e’ come nuotare nella fogna all’aperto! EVITARE

Quella privata, frequentata solo da gente selezionata come in un Hotel a 5 stelle o club sembra la sfilata di riccioli, muscoli e fighe russe ammiccanti da portarti al disagio in 10 minuti.

Uno stress!

Oggi mi sento questo come questo pezzo commerciale, scusate:

“Sander W – Make You”   LINK

 

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I nonni e i bimbi cinesi

Era domenica, una delle solite domeniche pigre di azioni a rallentatore e parole a caso.

Ieri.

Un caffè, un aggiornamento sul calcio, un pranzo leggero, una sigaretta solo dopo le due per esorcizzare il corpo e l’incontrollabile sabato sera, un litro d’acqua per il fegato, una passeggiata all’aria a minimizzare gli effetti dell’alcool, un momento di recupero con gli amici.

Lo Starbuck in Cina è vissuto dai cinesi come un parcheggio umano una specie prolungamento dello spazio pubblico piuttosto che un bar dove incontrarsi con gli amici, sorseggiare un caffè e poi andare a casa.

Questo non-luogo di autovetture riempie i miei pomeriggi della domenica quando semplicemente scendo in infradito della doccia, pantaloncini e segni del cuscino sulla faccia per incontrare a caso amici e dedicarmi quel ritaglio di domenica come scusa per la ricreazione.

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la mia faccia al mattino… ops! .. di domenica pomeriggio!
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T shirt I am not a morning person 

Semplicemente disinvolti i cinesi sfilano le loro idee bizzare come una maglia con elenco illustrato di posizioni sessuali, una coppia di sposi vestita uguale, uno scarafaggio gigante, un vestito scucito su di un lato, un coniglio al guinzaglio, un cane con le scarpe da tennis e tanto altro ancora.

E’ un vortice dinamico, un continuo bombardamento di immagini inaspettate, una corsa, una discesa ripida, un’emozione forte, un #tuttoesubito, come una miriade di formiche operaie indaffarate a tirare fuori dal cilindro la prossima sorpresa. Tutto questo è quello che ti assale tutt’attorno quando sei in Cina. All’inizio lo noti subito e ti senti a disagio, quasi violentato, cerchi un rifugio ma poi arrivi al punto di rottura e diventi parte inevitabile, integrante del film progressivo. Un film Quentin Tarantino, quale di preciso? Devo ancora deciderlo.

Dal parcheggio osservo ma sono io stesso un’autovettura immobile.

La scena gira, immagini si susseguono, sorseggio il caffè in modalita’ passiva e subisco il caos piu’ assoluto. In Italia tutto questo so gia’ che non sarebbe accettabile nemmeno per un secondo.

Ad un certo punto tutto questo film d’azione si ferma su una dissonanza un fotogramma singolo… un dettaglio impercettibile di tutta la coreografia.

Ieri.

Di fronte a me un cestino porta rifiuti, una donna minuta, una bimba appesa come uno zaino, una bastone di traverso sulla schiena a bilanciare il peso di cartoni e bottiglie di plastica schiacciate. La linea del suo profilo si distringueva appena tra tutta quella spazzatura addosso pendente all’unisono sui due lati del bambu’.

Attraversava la strada inseguendo l’equilibrio di tutto il sistema, superando i dissuasori piazzati alternati al centro del suo sentiero immaginario che collegava quel fotogramma piazzato di fronte a me a quello successivo.

Improvvisamente il mio cervello si sveglia, raccoglie tutta la sua lucidita’ e si mette a seguire quella donna con lo sguardo come ipnotizzato.

Il vuoto del silenzio la scena a rallentatore, riesco a sentire tutto.

Come una barca in mezzo al mare a far fronte l’onda e remare controcorrente. La bambina gioca con un filo di paglia schiacciata alla schiena curva in avanti da un’intereccio di lacci, le gambe a penzoloni che sorridono ai passanti, la spensieratezza è disarmante.

Una bottiglia di plastica ad un certo punto si separa e cade, sento il rumore rompere quel semplice equilibrio, la canna di bambu’ si inclina su di un lato e tutto il sistema si inchina lentamente a raccoglierla ricomponendosi pochi minuti dopo.

Continua il suo tracciato a raggiungere la prossima stazione. Un taxi in corsa sfiora il fagotto dondolante sul lato destro nel momento sbagliato e non si toccano. Il semaforo e’ rosso, tutti i pedoni sospesi ai bordi opposti della striscia, lei attraversa proprio per evitare di urtare quelle ombre umane distratte.

La inseguo, non sono cosi abile a scansare i motorini e le bici come lei. E’ velocissima!

Raggiuinge il 7Eleven sotto casa, la canna di bambu’ si inclina nuovamente: e’ tempo di raccogliere altri cartoni e bottiglie. La bambina scende per giocare con il gatto, la donna si guarda intorno per organizzare il materiale da raccogliere. Osservo la scena da antagonista ossessionato dai due elementi dissonanti.

Mi guardo in giro, nessuno si accorge della mia presenza. Tutto e’ regolare.

Questo mi fa impazzire.

Non capisco e non accetto la poverta’. Ecco.

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